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La nuova schiavitù.

by Marco on dicembre 26th 2015, nella categoria Articoli

Ormai da qualche anno, l’intera economia mondiale è in crisi; tante aziende falliscono, sempre più gente rimane disoccupata e riuscire ad aprire un’attività in proprio è diventato quasi impossibile. Anche negozi o imprese storiche, che erano presenti sul mercato da decenni, sono arrivate a chiudere per le troppe spese.

Come al solito però, c’è chi trae profitto dalla disperazione altrui. Sto parlando di molte aziende e anche di privati, che hanno colto la palla al balzo per poter sfruttare i propri dipendenti proprio grazie alla crisi, proponendo contratti assurdi e obbligando i dipendenti a fare più ore del previsto (“ovviamente” non pagate), a svolgere mansioni che non dovrebbero essere di loro competenza, ecc. Il tutto grazie a due frasi ormai diventate simbolo:
– “Ringrazia di avere un lavoro”
– “Se a te non sta bene, ne trovo altri cento disposti ad accettarlo”

Quindi secondo questa logica, una persona dovrebbe ad esempio accettare di essere pagata part-time per quattro ore al giorno, ma svolgerne quotidianamente anche due o tre in più non retribuite, tutto questo per paura di rimanere disoccupata.

Anche chi ha vecchi contratti ed è a tempo indeterminato da anni, si è spesso ritrovato a un lento e costante peggioramento delle condizioni di lavoro; magari per tagli al personale si vede costretto a svolgere più mansioni di quelle che gli competono da contratto, o a dover essere sempre reperibile (manco fosse un medico di ospedale) in caso di assenza di un collega, perché c’è troppo poco personale a disposizione; si ritrova a doversi fare carico di problemi che non dovrebbero riguardarlo, perché magari è solo un commesso part-time e di queste difficoltà dovrebbe occuparsene l’azienda, non lui.

Tutto questo è assurdo e bisognerebbe iniziare a ribellarsi, a far valere i propri diritti, a dire molto più spesso “no, non è una mia mansione, non è un mio problema, non sono pagato o qualificato per farlo”.
Magari qualcuno è costretto ad accettare questi soprusi anche se conscio che sono tali, perché è in una situazione economica disperata, ma non dovrebbe smettere di cercare di meglio e una volta trovato un nuovo impiego e lasciato il vecchio, dovrebbe rivolgersi alle autorità competenti e denunciare la precedente situazione lavorativa; non per vendetta, ma perché nessun altro sia costretto a riviverla.

Se nessuno si ribella, se continuiamo ad accettare sempre tutto per paura, non cambierà mai nulla. Non bisogna lasciarsi calpestare. Mai.

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